SOMMARIO

"Reciprocamente Insieme"

Trimestrale edito a cura dell’Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi

 Direttore Responsabile:

Vito Romagno

 Comitato di Redazione:

Cesare Barca, Claudio Calacoci, Maria Matilde Casella, Milena Cocco

 Anno 6

N. 1 - gennaio/marzo 2002

Reg. Trib. di Roma n. 00385 del 25/07/1996

  

 L’EDITORIALE: Un nuovo impulso di Vito Romagno

  ASSOCIAZIONISMO:  XX Congresso Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi di Claudio Calacoci

 DIDATTICA:  L’attività nel settore dell’editoria della Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita” di Monza

  DAL TERRITORIO: • a cura di Anna Nucera e Lorenzo Lachi

 

 

L’EDITORIALE:  Un nuovo impulso

di Vito Romagno

 Nello scorso numero con gli auguri di Sereno Natale e Buon Anno Nuovo ho espresso la speranza di una proficua attività nell’anno che si apriva.

Quella speranza diventa sempre più una realtà se sono veri i segnali che riceviamo dalle sezioni provinciali che vanno attivando iniziative di notevole impegno sociale e culturale. Inoltre molte sezioni stanno provvedendo ad una rivitalizzazione che con l’aggregazione di nuovi volontari manifestano un rinnovato impulso, segnale evidente di una sempre maggiore comprensione di concetto della solidarietà.

Il rapporto con l’altro quando è sostanziato da grandi valori, migliora il senso dell’umano e prospetta condizioni spirituali che danno una fiducia ed uno slancio nuovi.

Durante le prossime assemblee che verranno tenute nelle varie sezioni provinciali, certamente si potrà operare una verifica concreta del lavoro svolto finora e si individueranno le nuove linee programmatiche che dovranno caratterizzare il lavoro futuro.

Anche la Direzione nazionale sta preparando la sua assemblea durante la quale tutti i  dirigenti dovranno confrontarsi per stabilire iniziative, che pur salvaguardando le caratteristiche di ciascuna realtà, dovranno affermare sempre più quanto sia importante considerare il prossimo come il fine cui tendere ogni azione e come l’uomo sia capace, pur nei tempi difficili che viviamo, di dare un senso alla propria esistenza e di contribuire al miglioramento di una società che necessità di riappropriarsi dei valori autentici di solidarietà.

 

Vogliamo ricordare la figura del prof. Simonetti Renato, recentemente scomparso, il quale nonostante le avversità che lo hanno colpito ha svolto con grande dignità e passione gli impegni associativi. Persona di alti valori umani e culturali che ha speso la sua vita per la famiglia e per la causa dei ciechi italiani.

Alla famiglia vogliamo rivolgere un sentimento di solidarietà e di cordoglio.

 

 

ASSOCIAZIONISMO: XX Congresso nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi

di Claudio Calacoci

 

Il 22 novembre 2001 nel caloroso teatro San Quirino in Roma si sono accese le luci sul XX Congresso Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi. Molte le autorità politiche, religiose, istituzionali e della comunicazione presenti. “Il ruolo dell’associazionismo nell’era della globalizzazione”, questo il tema del Congresso che ha visto la partecipazione dei delegati rappresentanti le sezioni di base dell’Unione Italiana dei Ciechi, provenienti da tutta Italia.

Un fragoroso applauso ha accolto il prof. Tommaso Daniele, Presidente Nazionale dell’UIC, il quale commosso ma con voce ferma e determinata ha iniziato il suo discorso di apertura dei lavori del Congresso, salutando tutti i presenti e i ciechi italiani in collegamento diretto attraverso internet.

L’emozione del prof. Daniele era grande, anzi grandissima, perché parlare di fronte ad una platea così altamente qualificata di ciechi, nella società degli anni 2000, significa assumersi delle responsabilità che vanno oltre le normali attività dell’Associazione. Una responsabilità grandissima perché quella del 2000 è una società complessa, multiforme, problematica, attraversata da mille inquietudini; una società che ha gettato il cuore oltre la siepe dei confini nazionali e continentali per attingere ad una dimensione planetaria, una dimensione nuova, affascinante e per tanti aspetti straordinaria ma anche terribilmente fragile e pericolosa nella quale è facile smarrire il filo della ragione e quindi perdersi.

La scienza e la tecnica hanno messo nelle mani dell’uomo poteri straordinari, eccezionali che possono o salvare o distruggere il mondo. Per salvare il mondo occorre innalzare la bandiera dell’amore, della solidarietà e della giustizia.

Questi rappresentano alcuni passi del discorso del prof. Tommaso Daniele che ha anche raccomandato ai ciechi italiani che non si può perdere l’appuntamento con la storia e che bisogna salire sul treno del cambiamento per giocare un ruolo attivo nella società di tutti e quindi studenti fra studenti, lavoratori fra lavoratori, cittadini fra cittadini ma soprattutto uomini fra uomini.

La cecità è una minorazione gravissima, continua il prof. Daniele, che accompagna l’uomo giorno dopo giorno, dall’alba al tramonto, per tutta la vita; nell’immaginario collettivo la cecità evoca il buio ed il buio la paura. Il 75% delle informazioni che arriva al cervello perviene attraverso il canale visivo, questo significa che nei ciechi gli altri sensi devono svolgere un enorme lavoro di supplenza tanto da far risultare tutto più difficile e faticoso. Tuttavia questa nostra vita i ciechi la vogliono vivere, nonostante tutto, da protagonisti ed esserci ogni volta che la storia chiama a nuovi appuntamenti ed ogni volta che passa il treno del cambiamento.

Il Presidente conclude portando ad esempio Aurelio Nicolodi, Paolo Bentivoglio e Giuseppe Fucà che hanno creato questo meraviglioso strumento di lotta ed emancipazione che è l’Unione Italiana dei Ciechi. Bisogna seguire il loro esempio e battersi con tutte le energie con l’amore e la passione civile che meritano le cause giuste per rendere l’Unione Italiana dei Ciechi più forte, più consapevole, più libera, più democratica, più moderna. Solo così si potranno ottenere risultati vincenti nella dura guerra contro la cecità.

Il Congresso è poi proseguito nei giorni seguenti all’Hotel Ergife per i lavori plenari e di commissioni dell’Associazione, per finire con le elezioni delle cariche associative che hanno visto la riconferma, per i prossimi quattro anni, del prof. Tommaso Daniele, Presidente Nazionale, e dei signori Tioli, Zito, Sportelli, Romano, Di Stefano, Romagno, Dignani, Terranova, Di Gesaro, Cattani, Paschetta, Recce, Mombelli, Minicleri, Corcio, Loche, Iometti, Spadini, Pericci, Gumirato, come venti dei quaranta Consiglieri Nazionali che si integrano agli altri aventi diritto.

 

 DIDATTICA

L’attività nel settore dell’editoria della Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita” di Monza

 

Nella recente conferenza stampa organizzata dalla Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita” di Monza, realizzata per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori nella programmazione dell’itinerario educativo e scolastico dei ragazzi minorati della vista, dell’attività svolta dalla Biblioteca nel campo dell’editoria tiflologica e della trascrizione di spartiti musicali ad uso dei non vedenti.

Alla conferenza hanno partecipato numerosi giornalisti, rappresentanti del mondo politico della cultura della scuola operatori sociali e genitori di ragazzi minorati della vista.

Qui di seguito riportiamo la presentazione di tre volumi: “Tecnologia e integrazione dei disabili visivi e dei pluriminorati. Guida per l’approccio all’informatica”, “Crescere insieme. Guida per i genitori”, “Le problematiche dell’integrazione del non vedente nella scuola. Guida per gli insegnanti” editi nel corso del 2001 a cura della Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita”.

 Tecnologia e integrazione dei disabili visivi e dei pluriminorati

Guida per l’approccio all’informatica, a cura di Antonio Quatraro, Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, 2001, VIII, 126 p. Lire 15.000 E 7,75.

 Premessa

Con questa “Guida” ci rivolgiamo ai non addetti ai lavori: che senso avrebbe, infatti, parlare a chi è già esperto in materia?!

In primo luogo, quindi, ci rivolgiamo agli insegnanti, ai genitori, agli operatori dei Centri di consulenza Tiflodidattica, agli amici ed ai numerosi volontari che dedicano parte del loro tempo per essere di aiuto ai ragazzi con disabilità visiva o con minorazione multipla.

Vogliamo sperare però che anche gli esperti del settore trovino qualche spunto utile, almeno in relazione al problema generale del rapporto tra le applicazioni cosiddette normali e le esigenze delle persone che non vedono, ipovedenti o con minorazione aggiuntiva.

La “Guida” contiene indicazioni a carattere pratico sui prodotti più importanti che offre il mercato nel settore dell’informatica, ossia programmi applicativi ed apparecchiature, destinati ai non vedenti, agli ipovedenti, a soggetti con minorazioni aggiuntive, in relazione all’integrazione scolastica prima di tutto, ed in relazione all’integrazione in generale.

Non vogliamo presentare un quadro esauriente delle soluzioni oggi disponibili, ciò richiederebbe una trattazione più ampia, del resto questo settore è caratterizzato dal mutamento rapido, per cui, mentre esiste una metodologia di intervento ed una didattica specifica consolidata (ad esempio, per i non vedenti), lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’approccio all’informatica nelle sue varie accezioni. Questo stato di cose ci suggerisce di rendere conto delle esperienze migliori condotte nel nostro Paese, senza mai trascurare una riflessione, tentando di porre in luce i principi generali che si possono ricavare da esse. Questi a loro volta dovrebbero guidarci in tre momenti fondamentali:

• la corretta formulazione dei problemi (dove sono i problemi, qual è il loro peso, quali invece sono più apparenti che reali);

• come valutare le diverse soluzioni disponibili oggi, in base ai loro punti di forza ed ai loro limiti, tenuto conto del livello di maturazione del ragazzo, degli obiettivi perseguiti, del livello di motivazioni, della situazione in cui egli si trova;

• come progettare l’innovazione: quali sono le esigenze fondamentali che vanno tenute presenti, al di là del rapido cambiamento degli scenari.

Un altro obiettivo, non sempre chiaro nella lettura dei singoli capitoli, ma al quale però diamo grande importanza, è il rapporto di continuità che ci dovrebbe essere tra l’uso delle apparecchiature ad elevata tecnologia, e dei programmi relativi da un lato, e l’uso delle tecniche tradizionali, basate sulla interazione diretta con l’oggetto, là dove l’uso dell’informatica obbliga il bambino, il ragazzo, a sostituire tali operazioni che coinvolgono le mani, talvolta tutto il corpo, in azioni simulate, che invece chiamano in gioco processi di astrazione e processi mentali più complessi. Infatti, un conto è scrivere su un foglio di carta, con la possibilità di rileggere il testo in varie maniere (per righe, a salti, verticalmente), altro è usare una macchina che produce una pagina virtuale; in questo caso la rilettura e soprattutto la correzione richiedono concentrazione, immaginazione, memoria, attenzione, ragionamento.

Imparare a servirsi di queste possibilità offerte dalla tecnologia può essere un fatto meccanico e nozionistico, che poco giova alla maturazione del bambino, oppure può rivelarsi, come noi auspichiamo, un’opportunità per affinare le capacità immaginative e le abilità di astrazione; però, per perseguire questo secondo obiettivo, occorre il concorso di tutte le figure che si occupano dell’educazione del bambino, e innanzitutto la famiglia, e si richiede una flessibilità nell’adottare le diverse soluzioni, quelle tradizionali e quelle tecnologicamente avanzate, con le opportune gradualità e intercambiandole a seconda del livello di maturazione, degli obiettivi perseguiti di volta in volta e del livello di motivazione del ragazzo.

La “Guida” pone al centro dell’attenzione, come già detto, i principali programmi applicativi e le apparecchiature oggi disponibili, però non possiamo tacere il lungo ed appassionato dibattito che riguarda l’introduzione dell’informatica nel percorso educativo, si tratti del bambino disabile o no.

Vi sono ormai alcuni punti acquisiti, di cui tutti coloro che sono interessati al processo educativo devono prendere consapevolezza. Ci sembra opportuno quanto meno indicarli brevemente.

L’uso delle macchine dovrebbe innestarsi in un percorso di formazione del pensiero scientifico che inizia con la scuola materna, e che trova espressione nelle proposte ludiche e didattiche, sul terreno dell’educazione al movimento, all’espressività, alla relazione. Per quel che ci riguarda più da vicino, possiamo indicare l’importanza di un linguaggio preciso ed appropriato, dell’abitudine all’ordine, del gioco con regole, ai fini della formazione del pensiero scientifico e dell’approccio all’informatica.

L’uso della macchina, in particolare delle possibilità che essa offre di personalizzazione e di programmazione delle risposte, favorisce lo sviluppo di fondamentali abilità cognitive e metacognitive. Il ragazzo ha la possibilità di rispecchiare il proprio pensiero raziocinante, di prenderne consapevolezza, di diventare per una volta il maestro della macchina invertendo i ruoli tradizionali, di considerare i propri errori all’interno di un gioco con regole, e quindi di valorizzarli, ha la possibilità di apprendere secondo ritmi e percorsi individualizzati, dettati cioè dal livello di motivazione di abilità, di interesse, ecc. In questo senso alcuni hanno posto in risalto come l’uso di certi programmi favorisce la capacità di “imparare ad apprendere”, ed hanno insistito sul rapporto tra questa abilità ed un futuro caratterizzato dal rapido cambiamento, dove, oltre al possesso di un bagaglio di conoscenze precise, si richiederà di padroneggiare gli strumenti di orientamento culturale, l’abilità di selezionare le conoscenze, la capacità di dominare non tanto grandi quantità di dati e di notizie, quanto piuttosto strutture di dati, reti di informazioni, regole per reperire quelle più utili in un certo momento.

Per altro verso è stata posta in luce la tendenza ad impoverire la sfera della comunicazione, delle autonomie personali delle autonomie nei movimenti, derivante da un uso intensivo ed unilaterale dell’informatica. Ogni volta che si passa ad una forma più evoluta nel trattamento dell’informazione, si assiste contemporaneamente ad un processo di affinamento di essa da un lato, e ad un processo di impoverimento del contesto dall’altro. Il libro a stampa trascura necessariamente la ricchezza della scrittura a mano, ma rende l’informazione più precisa e più riproducibile. L’uso della macchina pone l’accento su determinate abilità (nel caso nostro potranno essere quelle uditive o quelle legate all’uso della tastiera), ma fanno passare in secondo piano le autonomie di base (autonomia personale, orientamento e mobilità), la capacità di interagire con gli altri, di stabilire una comunicazione orale ricca e proficua,la capacità di esplorare e di interagire con gli oggetti utilizzando il tatto, l’udito, il senso propriocettivo e cinestesico.

Questa “Guida” vuole porsi dalla parte del consumatore, ossia vuole dare una panoramica delle principali soluzioni disponibili per l’oggi e per il futuro prossimo; vuole anche porre in risalto i principi guida per l’identificazione dei problemi reali e di quelli apparenti, per la valutazione del loro peso, per esprimere giudizi ponderati rispetto alle diverse offerte.

Crediamo, infatti, che avere un’informazione realistica e il più possibile completa aiuti l’insegnante, l’educatore, il genitore, a formarsi aspettative adeguate alle possibilità del ragazzo, sapendo che esse non sempre sono conosciute fino in fondo, e quindi avendo la disponibilità a rimettere in discussione le proprie scelte, in negativo ma anche in positivo.

Abbiamo cercato di evitare al massimo il gergo “informatichese”, spesso poco chiaro, ricorrendo ad espressioni italiane e, se del caso, spiegando il significato di termini ricavati dall’inglese.

La “Guida” riporta, alla fine, un elenco di indirizzi dei principali servizi a cui ci si può rivolgere e delle principali case costruttrici o importatrici di macchine e programmi utili; tuttavia può essere utile rivolgersi ai Centri di Consulenza Tiflodidattica, che potranno aiutare l’insegnante e il genitore a fare scelte con cognizione di causa.

 

Crescere insieme

Guida per i genitori, a cura di Antonio Quatraro, Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, 2001, 296 p. Lire 20.000 E 10,33

 Presentazione

Questa “Guida” fa parte delle richieste avanzate dai partecipanti ad uno dei numerosi seminari sull’integrazione scolastica dei ragazzi con minorazione visiva, organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi nell’ottobre del 1999; è con soddisfazione quindi che ve la presento.

La richiesta nasce dalla consapevolezza di tutta l’Unione Italiana dei Ciechi dell’importanza fondamentale che ha la famiglia per i nostri ragazzi, nel loro cammino verso l’integrazione nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero.

L’idea di offrire ai genitori una guida però non è un atto isolato, perché fa parte di un modo di sentire, di un modo di combattere della nostra Unione, per una migliore qualità dei servizi educativi in senso lato.

Da tempo e a tutti i livelli lamentiamo le troppe inadempienze dello Stato nei confronti della scuola, per il modo con cui essa accoglie i nostri ragazzi, per come essa risponde o meglio non risponde alle necessità educative e didattiche, alla problematica della loro integrazione, della loro crescita insieme agli altri, per il modo di valutarli, troppo spesso improntato a disinformazione o peggio a pietismo. Da tempo lamentiamo l’impreparazione del personale docente e l’inerzia o l’approssimazione con cui chi ha il potere di farlo risponde alla necessità di formazione e di aggiornamento. Da tempo gridiamo ad alta voce che non ci interessa una scuola che rilasci diplomi e lauree, ma una scuola che prepari anche i nostri giovani ad affrontare le sfide della vita.

Ma abbiamo capito che non basta concentrare l’attenzione solo sulla scuola; abbiamo capito che il terreno di coltura dei nostri bambini è la famiglia. Tutti i giorni constatiamo quanto questa è lasciata sola, con scarsi strumenti, con poche informazioni, a lottare contro problemi spesso più grandi di lei.

Quando i partecipanti al seminario hanno proposto la pubblicazione di una guida per genitori, hanno inteso dare un altro piccolo contributo affinché i genitori davvero prendano in mano il timone, per il loro figlio e per la famiglia. Per noi quindi questo libro vuole aiutarvi ad essere quel che desiderate essere, ossia dei buoni genitori di vostro figlio anche se non vede, o vede poco, o ha anche altri problemi, e ad essere voi stessi la guida per la vostra famiglia.

L’Unione Italiana dei Ciechi però sa bene che le parole, le idee, hanno bisogno di persone che le abbraccino, che se ne approprino, che le diffondano, che diano ad esse voce e gambe; ed è per questo che il nostro Statuto, quest’anno per la prima volta, prevede che anche i genitori dei soci minorenni partecipino all’elezione dei dirigenti associativi; è questo il segno del desiderio nostro di camminare insieme, di decidere insieme sul futuro dei vostri figli, che saranno i dirigenti di domani.

Questa guida quindi è anche il nostro modo di dirvi benvenuti tra noi, in un mondo al quale certo non solo voi, ma tutti, ci accostiamo nostro malgrado, ma un mondo che non è affatto tenebroso come si crede, né sempre e solo triste: un mondo fatto di uomini e donne vivi, forse più di molti altri, non foss’altro perché sono persone che stanno ogni giorno in trincea, o sulla breccia, o navigano in mari talvolta burrascosi.

Con questa guida noi vorremmo invitarvi, cari genitori, a non disperare, anzi, a conoscere la nostra storia, la nostra cronaca, ad incontrare coloro che ogni giorno si battono per affermare la piena dignità di cittadino e di persona, anche di chi non vede.

Vorremmo invitarvi a progettare insieme con noi il nostro futuro, ad affinare tutti gli strumenti che ci consentiranno di ottenere risultati sempre migliori: informazioni realistiche, obiettivi chiari, alleanze, ma anche la capacità di farci sentire da chi conta e non fa quello che deve, di rappresentare direttamente le nostre esigenze, di mostrarci flessibili ma fermi nel perseguire i nostri obiettivi.

Insieme a questo libro noi vorremmo offrire a voi ed ai nostri giovani compagni il peso e la tradizione della nostra esperienza, non per copiarla meccanicamente, ma per conoscerla e per fare meglio. Vi offriamo l’esperienza di chi ha già percorso il cammino che voi ora vi accingete ad iniziare, o a proseguire (per chi ha figli già adolescenti); vorremmo farvi sapere quanto è difficile attendere il momento opportuno, quando la passione e le buone ragioni ci spingerebbero a battere i pugni sul tavolo; vorremmo dirvi quanto è frustrante toccare il traguardo e sentirselo strappare di mano dalle trappole e dai trabocchetti delle leggi e delle norme, della burocrazia e del vento che cambia ogni giorno; ma vorremmo anche avervi accanto quando finalmente conquistiamo un nuovo riconoscimento, una norma, una legge. Il nostro Paese ha certo delle buone leggi, ma talvolta esse sono anche troppe; e certamente è un costume tutto italiano quello di fare le leggi e rimandarne l’applicazione, quello di scrivere ottimi principi e poi non sapere mai chi li deve applicare. Il lavoro nostro richiede pazienza, perseveranza e chiarezza di idee, proprio perché camminiamo su una strada piena di cartelli e di indicazioni allettanti e seducenti, ma non appena ci avviciniamo alla meta scopriamo che hanno spostato l’ingresso, o che l’orario non è quello, o che manca la persona che dovrebbe fare quel che c’è scritto sul cartello. Spesso siamo circondati da persone gentili, le quali, guarda caso, capiscono le nostre ragioni, ma non possono farci nulla. Certe volte non si sa se scegliere l’indifferenza, o questa ipocrisia istituzionalizzata, per cui ci sono le leggi ma è come se esse non avessero gambe, come se dovessimo sempre aspettare il momento giusto, la persona giusta per metterle in pratica.

E per rimediare a ciò, che fanno? Altre norme che dicono come applicare le precedenti, ma anche queste sono leggi, ossia richiedono a loro volta precisazioni, interpretazioni circolari...

Come se ciò non bastasse, ogni tanto, anzi molto spesso, non appena trovata la via giusta per arrivar in fondo, cambiano le cosiddette competenze: quello che prima faceva lo Stato ora lo deve fare la Regione, quello che prima faceva un Ministero ora lo deve fare un altro ente; noi in pratica viviamo in un frattempo perenne, nel frattempo che venga definito il nuovo assetto... nel frattempo che vengano ridefiniti i compiti, che venga nominato il nuovo dirigente, che venga ricostituito il nuovo ufficio, ...nel frattempo. Come se si potesse prendere un bambino e pregarlo di aspettare a crescere, perché la persona che si deve occupare di lui ha perso un autobus e non sa se quello successivo la porterà a destinazione.

Eppure passi se ne fanno, lentamente, ma sicuri, e molto di ciò che i bambini troveranno è merito dell’Unione Italiana dei Ciechi, della sua compattezza, della chiarezza di idee, della determinazione nella lotta e della capacità di trovare alleanze nel Paese.

Il mondo in cui state per entrare, o siete appena entrati non è all’anno zero: abbiamo un sistema di garanzie che altri Paesi ci invidiano.

In Italia, ad esempio, vale il principio dell’indennità di accompagnamento, a solo titolo della minorazione; come dire che, ricco o povero che sia, chi non vede, ha più problemi di chi vede. Chi non vede ed ha anche altri problemi ha diritto ad un intervento economico più sostanzioso.

Recentemente anche gli ipovedenti hanno visto riconosciuta un’indennità che è tripla rispetto al passato.

Abbiamo norme che garantiscono il diritto ad un’istruzione qualificata e gratuita, il diritto ad un lavoro adatto alle possibilità personali di ciascuno. E per la verità non mancano esempi eccellenti di docenti non vedenti, che lavorano in ogni ordine di scuola, compresa l’Università, né avvocati, programmatori, funzionari pubblici, imprenditori, persone di spettacolo. Grazie ai nostri sforzi la disoccupazione tra i non vedenti è molto inferiore alla media nazionale, e in alcune zone vi sono richieste di lavoro che non riusciamo a soddisfare; l’Unione Italiana dei Ciechi da sempre ha posto al centro della propria azione l’istruzione ed il lavoro in mezzo agli altri; oggi vi sono migliaia di non vedenti che lavorano come telefonisti, massofisioterapisti, insegnanti, con risultati eccellenti, conquistando per sé e per la categoria la stima e la fiducia dei datori di lavoro e dei colleghi.

Questo è stato possibile da un lato grazie ai meriti delle persone, dall’altro lato grazie all’azione compatta dell’associazione per la conquista di leggi che riconoscono alla persona che non vede pari dignità e pari opportunità di affermarsi.

Dobbiamo riconoscere comunque che, per quanto riguarda la tutela delle famiglie, da noi c’è ancora troppo poco: manca ancora la sensibilità al problema presso l’opinione pubblica e presso gli amministratori: ancora non si è capito da noi quanto è importante sostenere la famiglia nello sforzo di riconquistarsi un equilibrio, di costituire un tessuto di relazioni, un clima costruttivo di serenità, che sono i fondamenti per allevare ed educare qualunque bambino, e maggiormente il bambino con problemi visivi o con plurihandicap.

Solo recentemente, nel 1997 abbiamo ottenuto una buona legge, la 284, che prevede anche la possibilità di servizi per ragazzi pluriminorati.

Più in generale questa materia è affidata alla progettazione, nel senso che, una volta definite le necessità del bambino e della sua famiglia, si costruisce un programma di lavoro e poi questo programma si realizza, via via nel tempo.

Però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare; e da troppe parti si lamenta la difficoltà di mettere in pratica questi bei principi, per cui finisce che proprio i più deboli, quelli meno attrezzati, subiscono i danni maggiori, con in più la difficoltà di individuare gli interlocutori giusti, perché tutti sanno cosa si dovrebbe fare, ma nessuno dice chi dovrebbe farlo.

Questo cari genitori è il mondo in cui state entrando, un mondo difficile (non voglio nascondere la verità a voi che già avete tanti problemi); è un mondo che si può cambiare però, e lo si può fare se siamo tutti insieme, se uniamo gli sforzi, se restiamo uniti lungo il cammino. Da parte nostra avrete il peso della nostra tradizione e della nostra esperienza, la passione di chi è abituato a lottare per una causa giusta; da parte vostra ci aspettiamo pazienza se non tutto viene subito come vorremmo, ci aspettiamo critiche costruttive, ma soprattutto ci aspettiamo che scendiate in campo al nostro fianco, ci aspettiamo insomma la vostra partecipazione alla vita associativa!

Prof. Tommaso Daniele Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi

 

Le problematiche dell’integrazione del non vedente nella scuola.

Guida per gli insegnanti, Testo redatto da Giancarlo Abba, Paola Bonanomi, Elisa Faretta, Anna Soldati, dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Monza, Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”, 2001, 80p., Lire 10.000 E 5,16.

 

Presentazione

L’uguaglianza tra le persone è uno dei principi che la Costituzione pone a fondamento della nostra civile convivenza. Nella scuola essa si realizza attraverso la “cura” (= il prendersi cura) della diversità: quando questa significa originalità, autenticità, va coltivata e incrementata; quando, invece, è debolezza, inadeguatezza, handicap, la “cura” assume la modalità dell’aiuto, del sostegno. La scuola democratica predispone risorse e “strumenti per conseguire vittoriosamente l’obiettivo etico, religioso, civile di non perdere nessuno lungo il percorso, di non dimenticare nessuno”. (Dal Documento ministeriale sugl’indirizzi per l’attuazione del curricolo. Roma, 28 febbraio 2001).

Formulato il principio, ed enunciato il dovere, occorre realizzarli, e ciò non è agevole. Bisogna innanzi tutto sgombrare il campo da presupposti erronei, alimentati dalla pigrizia e radicati nell’indifferenza, e schermo ad entrambe. Il più pericoloso di esse consiste nel considerare la persona handicappata come un insieme di menomazioni, tralasciando le potenzialità di sviluppo tuttavia presenti anche se in misura più o meno ridotta a seconda della gravità del caso. La legislazione italiana sull’handicap, scolastica e non, sollecita e coltiva da decenni questo secondo atteggiamento di fiducia nel recupero personale e e sociale del portatore di handicap. Ne sono esemplare testimonianza la legge sugl’invalidi civili del 1971, la legge 517 del 1977 sull’integrazione degli alunni disabili nella scuola dell’obbligo, la legge quadro sull’handicap del 1992.

Per favorire l’integrazione degli allievi in situazione di handicap nelle classi comuni è stata creata la figura dell’insegnante di sostegno, particolarmente preparato nelle tecniche didattiche differenziali idonee al trattamento delle diverse forme di disabilità. La loro presenza nella scuola dell’obbligo risale alla seconda metà degli anni ‘70 ed è stata resa possibile dall’approvazione della legge 517 del 1977 appena ricordata, una delle migliori del secondo dopoguerra, con la quale la scuola dell’obbligo fu veramente “aperta a tutti”, e messa in grado di realizzare la norma programmatica presente nella Costituzione.

Il presente lavoro si offre come agile guida agli insegnanti, di sostegno e non, che accolgono nelle loro classi alunni non vedenti. Sviluppa 57 temi, in risposta ad altrettante domande. È suddiviso in due parti. La prima esamina le problematiche dell’integrazione scolastica dell’allievo privo della vista, del rapporto con le famiglie, della programmazione, della collegialità, degli strumenti e del materiale didattico. La seconda, sempre in riferimento agli stessi soggetti, affronta i temi della comunicazione e dell’apprendimento.

La rassegna dei principali snodi operativi pertinenti all’integrazione del bambino non vedente nella scuola dell’obbligo è esauriente, ma non di tipo praticistico, a mo’ di ricettario didattico, come spesso avviene. I suggerimenti pratici sono argomentati e ricondotti a principi generali di natura pedagogica, che conferiscono alla guida coerenza e solidità concettuale. Le risposte contengono proposte e sviluppano talvolta ragionamenti, dietro i quali è possibile intravedere uno sfondo che rimanda a pratiche tiflologiche vissute o a una consolidata tradizione.

I quattro autori integrano validamente i rispettivi personali contributi alla guida, che infatti sembra scritta da una sola mano. Il linguaggio è scorrevole e chiaro, e rende gradevole la lettura. Lettura che risulterà utile non solamente ai docenti direttamente impegnati nel sostegno, ma anche ai docenti “normali”, operanti in classi con allievi non vedenti. La gradevolezza del testo è tale, ch’essa rischia quasi di far apparire l’operare con soggetti non vedenti meno complesso e meno impegnativo di quanto è nella realtà.

Armando Pietrella

Direttore Generale Ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale Regionale per la Sardegna

 

Introduzione

Scopo fondamentale della guida è quello di fornire agli insegnanti che si trovano ad operare con soggetti non vedenti indicazioni ed informazioni utili nella conduzione della loro attività formativa.

L’educazione, l’istruzione e, in senso più ampio, l’integrazione dei non vedenti nella scuola sono un problema molto complesso e, nello stesso tempo, molto sentito da parte di tutti i docenti che vogliono costruire un percorso di lavoro positivo e pedagogicamente corretto con tali soggetti.

La presente “guida”, dove il termine guida, senza voler essere un prontuario, indica la volontà di proporre un supporto concreto volto a suggerire consigli sulle modalità di approccio al non vedente sul versante della comunicazione in ambiente formativo e scolastico, vuole definirsi soprattutto come strumento pratico di lavoro per gli insegnanti.

La scelta che ci ha guidato è stata quella di porci le domande che gli insegnanti si pongono e alle quali abbiamo cercato di dare risposte concrete.

La guida pratica vuole esprimere inoltre un valore orientativo che dia all’insegnante alcune coordinate pedagogiche, o meglio, tiflopedagogiche affinché nel suo itinerario educativo possa affrontare la complessità della problematica in modo più consapevole.

Può sembrar riduttivo, per tematiche così impegnative e articolate, partire da una guida caratterizzata dalla praticità tralasciando l’approfondimento e la giustificazione teorica dell’apparato concettuale che ne costituiscono l’impianto, ma spesso, troppo volte, l’insostituibile esigenza della formazione specifica, della conoscenza della letteratura tiflopedagogica, si scontra con la realtà del docente che, nel suo “fare scuola”, nel so tener conto delle esigenze di tutti non ha sempre la possibilità di conoscere e studiare in modo specifico contenuti così peculiari come quelli della tiflopedagogia.

È per questa motivazione che era necessario, a nostro parere, pensare ad uno strumento agile, di facile consultazione scritto con l’intento di tracciare percorsi metodologici costruttivi, di suggerire un corretto approccio relazionale e di sviluppare percorsi di crescita positivi per il soggetto non vedente in età evolutiva.

Agli insegnanti diciamo “è possibile fare un buon lavoro per il non vedente nella scuola” perché esiste un patrimonio pedagogico e strumentale pensato per l’educazione dei ciechi.

La guida contiene questo messaggio, offre un aiuto contro il disagio dell’insegnante che troppe volte è lasciato solo di fronte alle complesse problematiche che la specificità dell’istruzione dei ciechi richiede.

Specificità nel contesto di tutti perché il non vedente nella scuola comune è una realtà consolidata, e non da ora.

La storia pedagogica dei ciechi è ricca di contenuti che, soprattutto in questi ultimi cinquant’anni, hanno definito le condizioni attraverso le quali, il non vedente, adeguatamente supportato in un contesto formativo in cui sono garantite le pari opportunità, può raggiungere traguardi personali, cognitivi, relazionali e sociali alla pari degli altri.

Come favorire questo percorso di crescita?

Soprattutto attraverso la comunicazione.

La scuola è un luogo privilegiato della comunicazione:

- comunicazione nella collegialità come passaggio, scambio di informazioni e messa a punto di strategie comuni avendo come fine l’integrazione del soggetto;

- comunicazione nella didattica come stile di insegnamento aperto alle problematiche, alla ricerca, all’assunzione di responsabilità;

- comunicazione nella relazione interpersonale come terreno di lavoro per “far star bene a scuola”.

Con questo lavoro coltiviamo anche la speranza di suscitare la curiosità pedagogica, di sollecitare la ricerca metodologica e di promuovere l’approfondimento dei diversi temi trattati nella convinzione che solo la volontà di essere protagonisti di un progetto educativo può dare agli insegnanti le competenze e la professionalità necessarie e da trasferire nella quotidianità del lavoro di aula.

Nella guida sono elencati diversi centri risorse, centri di consulenza, realtà istituzionali a cui potersi rivolgere.

Con i non vedenti che, nella scuola, nella classe, rappresentano un’importante fonte, per tutti, di stimolazioni relazionali e culturali, legate alle loro specifiche modalità operative creando interazioni comunicative, l’insegnante può attivare strategie di intervento volte allo sviluppo degli apprendimenti nel contesto dei valori dell’integrazione.

Valori che, per non rimanere enunciazioni astratte, debbono essere ricercati e realizzati nell’agire quotidiano, giorno dopo giorno.

Gli Autori

 

 DAL TERRITORIO

a cura di Anna Nucera e Lorenzo Lachi

 Dal territorio è ormai una rubrica consolidata di questa rivista che tratta delle attività predominanti delle strutture periferiche dell’U.N.I.Vo.C.

Talvolta non pubblichiamo tutto quello che viene fatto per il semplice motivo che molti dei servizi sono ripetitivi; ma ciò non vuole significare che una data sezione non è operativa.

Abbiamo riscontrato l’importanza della rubrica che offre la possibilità alle sezioni di avere scambi indiretti di esperienze.

Pertanto, anche per l’anno in corso, provvederemo a pubblicare le attività delle nostre sezioni locali U.N.I.Vo.C. lanciando qui un appello affinché ci aiutino in questa iniziativa editoriale facendoci pervenire dei contributi informativi sulle loro attività.

 

Qui NAPOLI

Il Parco Letterario del Vesuvio ha invitato l’U.N.I.Vo.C. di Napoli a partecipare ad uno dei percorsi fra cultura e natura dedicato a G. Leopardi, uno dei più famosi poeti italiani che ha scritto alcune delle sue opere ispirato dal Vulcano napoletano.

La giornata è iniziata in una suggestiva villa del ‘700, dove degli attori hanno recitato poesie del poeta, performances sulla festa più popolare dell’epoca (la Piedigrotta) rappresenta dall’attore M. Brancaccio anche direttore artistico del P.L.V.

La chicca è arrivata al momento del ballo, quando i non vedenti sono stati invitati a sistemarsi tra i ballerini, i quali potevano essere seguiti nei loro spostamenti grazie ad essenze di profumi diverse tra loro.

Un esperimento a nostro avviso, sicuramente, da approfondire per dare la possibilità ai non vedenti di vivere la danza più direttamente.

Il pubblico, in maggioranza vedente, ha rispettato molto i piccoli accorgimenti che il P.L.V. ha adottato per i circa trenta non vedenti presenti.

L’escursione è continuata in una riserva del Vesuvio accompagnati da una guida naturalistica, la quale è riuscita magistralmente a descrivere il bellissimo paesaggio di pini, lecci, querce e felci, con la lava ormai modificata dal tempo, adattatasi perfettamente all’ambiente. Di tanto in tanto alcuni attori recitavano le poesie del poeta fra profumatissime ginestre del Vesuvio.

Tocca a noi adesso riflettere affinché il Parco Letterario del Vesuvio possa adattare tutti i percorsi fra cultura e natura adattandoli anche a chi deve sostituire il senso della vista con quelli dell’olfatto, del gusto, dell’udito, del tatto, insomma, con il proprio corpo.

 

Qui MODENA

Il corso professionale di shiatsu rivolto a non vedenti è una novità, che scaturisce dalla collaborazione tra la sezione modenese dell’Unione italiana Ciechi e la sede locale dell’Istituto di Ricerche e Terapie energetiche di Milano (IRTE) con il patrocinio della Provincia di Modena, quale progetto di formazione permanente. La finalità è quella di offrire uno sbocco professionale alternativo a quelli in qualche modo obbligati per i portatori di questo handicap (centralinista o terapista della riabilitazione), considerando la diffusione e la sempre maggior richiesta da parte del pubblico di questa tecnica di massaggio orientale.

Lo shiatsu è una tecnica manuale che può essere definita senza pretenziosità un’arte autonoma rivolta alla salute dell’individuo. Si fonda su un insieme di modelli culturali appartenenti alla tradizione cinese e giapponese, e proprio in Giappone ha sviluppato i principi operativi su cui si fonda. Dal paese del Sol Levante si è poi affermato prepotentemente nel mondo, Italia inclusa, a partire dagli anni ‘70.

La tecnica, tramite precise modalità operative, agisce sul corpo del ricevente mediante pressioni perpendicolari, mantenute e costanti, portate con la mano, il gomito e il ginocchio ed esercitate dal peso corporeo dell’operatore, invece che dalla semplice forza muscolare (come avviene nella normale massoterapia. La pressione è agita sulla rete di meridiani, aree e punti che costituiscono la struttura energetica dell’essere umano. Questa concezione dell’essere umano come “struttura energetica” è codificato dalle tradizioni estremo-orientali, da cui lo shiatsu nasce e si sviluppa, tuttavia nell’insegnamento della tecnica l’aspetto culturale viene affiancato da nozioni approfondite di anatomia e fisiologia umana oltre che dalle modalità squisitamente operative.

Il percorso previsto per i non vedenti è del tutto analogo a quello dei corsi rivolti al pubblico dei vedenti: un triennio di 450 ore complessive, organizzato su incontri mensili fine settimanali, al termine del quale gli allievi potranno accedere, previo superamento di un esame, all’iscrizione all’albo professionale privato degli operatori della Federazione Italiana di Shiatsu (FIS). La FIS opera da oltre un decennio per la tutela e la valorizzazione, sotto il profilo tecnico e deontologico della professionalità degli operatori shiatsu, con l’obiettivo primario del riconoscimento istituzionale della figura professionale.

Le premesse insomma sono allettanti e le prospettive per un probabile inserimento nel mondo del lavoro tutt’altro che aleatorie. Ci si augura quindi che sulla scia dell’iniziativa modenese anche altre sezioni locali dell’Unione Italiana Ciechi seguano l’esempio offrendo ai propri associati una possibilità ulteriore di autonomia professionale e di arricchimento personale!


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