Si rende prioritariamente necessario conoscere sufficientemente l'utenza cui offrire i servizi dell'U.N.I.Vo.C..
Sarà opportuno procurarsi statistiche aggiornate sulla popolazione della provincia in cui si opera e sulla rilevazione dei casi di cecità e di ipovedenza segnalati. Al riguardo, nei limiti consentiti dalla normativa vigente, le fonti possono essere l'Unione Italiana dei Ciechi, la Prefettura, l'INPS, i Servizi Sociali dei Comuni, le Parrocchie, le Associazioni assistenziali e di Volontariato, le informazioni per conoscenza personale.
L'impegno successivo deve consentire la costituzione di una mappa degli interventi, individuando nei Comuni di residenza il numero dei ciechi e la disponibilità di volontari. Ciò consentirà di rendersi conto del possibile rapporto tra domanda e offerta di servizio.
Nel caso di territori provinciali particolarmente estesi ovvero difficilmente raggiungibili per configurazione geografica sarà opportuno prendere in considerazione l'istituzione di rappresentanze zonali che organizzino i servizi locali con il coordinamento del Centro Servizi provinciale.
Ciò consentirà una predisposizione ordinata ed efficace dei servizi attraverso opportuni abbinamenti tra i fruitori ed i volontari. Parimenti, la consultazione degli elenchi degli Utenti e dei Volontari per sesso potrà giovare nel caso di servizi di particolare sensibilità (esempio: l'accompagnamento a visite mediche).
Nelle Sezioni provinciali favorite da un esubero di volontari e da adeguate risorse economiche, si suggerisce l'istituzione di un casellario anagrafico nel quale riportare utili annotazioni sui singoli utenti (esempio: nucleo familiare, tenore di vita, connotazioni sociali, osservazioni particolari). Tutto ciò, finalizzato esclusivamente all'offerta del miglior servizio possibile e comunque coperto dal più scrupoloso segreto d'ufficio.
Stabilite le priorità degli interventi in rapporto all'utenza e alla disponibilità di volontari (privilegiare le persone che vivono sole, in abbandono familiare, emarginate), si attiverà il delicato meccanismo del primo contatto per l'offerta dei servizi.
L'intervento e' in questa fase estremamente individualizzato e quindi affidato alla sensibilità e professionalità dei volontari nonché all'esperienza di altri non vedenti.
Una buona presentazione costituisce di per sé la premessa di un approccio favorevole per il quale conviene avvalersi di organizzazioni che riscuotono la fiducia dell'utente come l'Unione Italiana dei Ciechi che all'U.N.I.Vo.C. fornisce collaborazione ed appoggio. Il primo contatto potrà essere avviato con una telefonata per promuovere le premesse di un incontro affabile e non privo di realismo. Ciò al fine di fornire una immagine positiva sulla disponibilità all'ascolto e sul desiderio di rendersi utili.
Il primo approccio telefonico potrebbe determinare errori di valutazione, difficoltà di colloquio, resistenze o freddezze e qualche insuccesso. Tali eventualità non devono scoraggiare ma dovranno far riflettere sui correttivi da apportare.
Anche i tempi di riproposta del contatto dovranno essere valutati attentamente, secondo le scadenze psicologiche piu' opportune che il primo insuccesso suggerisce. Va evitato il più possibile il filtro dei familiari, frequentemente diffidenti e titubanti -con variegate motivazioni- rispetto ad un intervento esterno al nucleo stesso.
Una conoscenza diffusa ed una informazione adeguata sull'U.N.I.Vo.C., per il reclutamento dei volontari, per le risorse economiche, per la collocazione nel contesto sociale e la buona immagine dell'associazione, diviene indispensabile per l'utenza e per le loro famiglie.
Per ottenere ciò vanno utilizzati i mass-media nazionali e locali mediante: interviste, spot televisivi e radiofonici, servizi illustrativi ed articoli su quotidiani e settimanali, partecipazione a pubbliche manifestazioni di volontariato e di impegno sociale; inoltre con locandine, manifesti, volantinaggio, tavole rotonde informative, partecipazione a pubblici dibattiti, stand espositivi, mercatini, bancarelle promozionali, il tutto nel rispetto della dignità, del prestigio associativo e degli utenti..
Un ruolo essenziale potrà essere svolto dall'Unione Italiana dei Ciechi, che potrebbe patrocinare ad ogni livello l'U.N.I.Vo.C., suo braccio destro nel sociale, nuova frontiera sul territorio per vedenti e ciechi in condizioni di pari dignità. Il radicamento storico e l'esperienza dell'Unione Italiana dei Ciechi nei confronti dei non vedenti andranno utilizzati per raggiungere la massima Utenza possibile.
L'incontro con un nuovo utente è il momento più delicato dell'impegno associativo. Esso implica riflessione e preparazione, va disegnato con sensibilità ed equilibrio per significare i valori di solidarietà in cui si crede e per cui ci si offre all'altro.
Il colloquio va condotto con semplicità, senza silenzi imbarazzati e in condizione di ascolto per far capire di essere presente per soddisfare bisogni , desideri, aspirazioni; il resto verrà da sé con programmi, realizzazioni, iniziative, correttivi ed amalgama.
Si farà pazientemente un passo alla volta, misurando il cammino sui ritmi dell'utente. Questa fase e' caratterizzata dall'individualizzazione degli interventi, che sfuggono a qualsiasi ricetta e che si basano sull'esperienza, la professionalità, la disponibilità, ma anche la sensibilità, la fantasia, la creatività ed il buon senso del volontario. Si troveranno resistenze, diffidenze, inerzie, apatie, ma anche pretese eccessive che vanno corrette.
Da cosa cominciare. Sicuramente dal soddisfare le richieste che stanno più a cuore all'utente, per condurlo poi, poco a poco, nella misura in cui crescerà la fiducia e la simpatia, verso altri traguardi: la cura di sé, l'autostima, la socializzazione, l'integrazione sociale, la vita nel gruppo di appartenenza ovvero nell'ambiente più consono ai suoi livelli o alle offerte locali (al Centro Sociale, al Centro Diurno, nei Circoli ricreativi e culturali, agli incontri associativi, in Parrocchia, insomma la dove momenti culturali e ricreativi di socializzazione e di appagamento personale possono essere soddisfatti).
Questo processo trasformerà gradualmente i volontari da operatori generici in: animatori, operatori sociali, confidenti, amici.
La famiglia costituisce talora un ostacolo per l'instaurazione di un buon rapporto con i nuovi utenti. Anche se si è avuto la fortuna di superarne le resistenze nella fase preliminare del contatto, la famiglia talvolta intralcia o scoraggia la nostra visita domiciliare.
Le motivazioni di tali atteggiamenti nell'ambito famigliare possono essere le più diverse, ma ruotano -per lo più- attorno alla scarsa accettazione dell'handicap del congiunto ed al timore che l'intervento di estranei rappresenti un giudizio negativo sulle capacità della famiglia ad affrontare, in proprio, le situazioni di disagio (per non parlare di casi-limite ove si teme il venir meno degli apporti economici del famigliare non vedente).
La conquista della fiducia di ingresso si fa in tal caso più difficile; ma diventa più pregnante e va perseguita con particolare pazienza e tenacia. Sarà fondamentale riuscire a convincere la famiglia che la presenza U.N.I.Vo.C. è di sostegno, di supporto, di offerta di opportunità, garantendo riservatezza e discrezione.
Si potrà anche verificare, sul versante opposto, la necessità di recuperare la famiglia nei casi di abbandono affettivo o di disimpegno assistenziale. Tante solitudini ed emarginazioni possono essere facilmente mitigate dal ristabilirsi di rapporti familiari interrotti per vicissitudini, incomprensioni, intolleranze, egoismi, irresponsabilità. Anche in questo caso la prestazione del volontario potrebbe rivelarsi assai gratificante e preziosa.
Il coinvolgimento graduale della famiglia e il riavvicinamento dei suoi componenti ai legami affettivi e al rispetto reciproco possono costituire un traguardo ambizioso di recupero dei sentimenti e di promozione di valori della reciprocità assai importanti.
Si discute molto nell'U.N.I.Vo.C. se assegnare i volontari a rotazione oppure favorire la stabilità dei rapporti, dando luogo al cosiddetto fenomeno della "adozione". Al riguardo le convinzioni sono antitetiche ed hanno ovviamente in sé dei pro e dei contro.
L'abbinamento stabile tra volontario ed utente può senz'altro garantire un processo di identificazione di valori e di finalità, tale da soddisfare a pieno la realizzazione del servizio. Si potrà in tal modo trasformare il rapporto stesso in una amicizia che rappresenta, di certo, il conseguimento del miglior traguardo che ci si possa proporre di raggiungere. Gli aspetti negativi possono essere individuati nel rischio di iperprotezione, nella instaurazione di un rapporto affettivo tanto vissuto da far perdere al volontario il senso di appartenenza all'associazione e delle sue possibilità operative, trasformando anche questo legame in un impegno progressivamente gravoso e come tale portatore di saturazione.
Nel caso invece di rotazione negli abbinamenti, si potrà più facilmente ovviare agli inconvenienti sopra accennati; sarà anche maggiormente promossa negli utenti l'educazione alla sobrietà delle richieste, nonché alla adattabilità flessibile riguardo le prestazioni di cui sono beneficiari. Gli aspetti negativi di questo tipo di abbinamenti sono: i rapporti superficiali, i confronti, le insoddisfazione e l'abbandono dell'associazione.
I due sistemi di abbinamento, fuori da ogni rigido schematismo, andranno scelti di volta in volta commisurandoli alle peculiarità individuali dell'utente.
Anche quando il rapporto e' instaurato tra volontario ed utente, il contatto telefonico risulta uno strumento utilissimo di dialogo. In alcune Sezioni provinciali dell'U.N.I.Vo.C. già questo si pratica con regolarità.
L'esiguità delle risorse economiche quasi sempre, per ora, impedisce all'U.N.I.Vo.C. di disporre di propria autonoma linea telefonica. Sta ora emergendo l'opportunità di attivare un numero verde per consentire agli utenti di chiamare il Centro Servizi, senza gravare sulla famiglia e incoraggiando, in tal modo, la frequenza dei contatti telefonici.
Le proposte fin qui formulate dovrebbero offrire spunti per orientare il volontario nell'instaurare un rapporto con l'utente. Gli sarà di grande utilità una sufficiente conoscenza tiflologica, contemperata da capacità psicologiche e attitudini operative a realizzarsi nella cultura della reciprocità.
Corsi di formazione ed istruzioni concrete (esempio: l'opuscolo dell'Unione Italiana dei Ciechi "Non così, ma così"), oltre a un sufficiente tirocinio sul campo, consentiranno di risolvere positivamente questo piacevole impegno, che trova nell'offrirsi agli altri la gratificazione della propria quotidianità.